Gli educatori Roberto Ambu e Anna Maria Milia raccontano il campus di luglio ad Alghero

Iniziamo partendo della logistica. (Risponde Roberto Ambu). 

«Il campus si è svolto nello splendido scenario del Parco naturale regionale di Porto Conte, a venti minuti circa da Alghero, dal 22 al 26 luglio. Alloggiavamo nell’abitazione dove un tempo viveva il direttore dell’ex colonia penale di Tramariglio, che adesso è stata trasformata in un museo di storia carceraria». 

Da chi era formato il gruppo?

«C’erano sei ragazzi ospiti della Struttura per minori e giovani adulti di via Don Minzoni a Iglesias, tre dei quali sono minorenni. Oltre a me e all’altra educatrice, Anna Maria Milia, avevamo il supporto di Silvia Sbarra, psicologa della formazione, e di Alma Serpi, psicologa dello sport, che hanno organizzato le attività con i ragazzi». 

A quali attività si sta riferendo?

«La mattina era dedicata ai giochi. Alcuni più statici, per esplorare gli aspetti emotivi dei ragazzi, altri più dinamici, per elaborare strategie di problem solving. 

Entrando più nel concreto? 

«Per quel che riguarda il primo tipo, ad esempio il lavoro con i cartelloni. Ogni ragazzo doveva disegnare e ritagliare una stella e poi scrivere su ogni lato una sua caratteristica personale. Dopo le incollavano su un altro cartellone mettendo vicine le stelle che avevano un lato in comune, creando così una costellazione. Chi era molto introverso ha imparato ad aprirsi, e lo ha fatto in modo più spontaneo di quanto avvenga in comunità».

E invece, gli altri tipi di gioco? (La parola passa ad Anna Maria Milia). 

«Ad esempio un esercizio sulla fiducia: i ragazzi a turno salivano sulla staccionata alta un metro, poi si lasciavano cadere di spalle e un compagno evitava che cadessero a terra. Era essenziale la collaborazione. L’hanno fatto anche i più timorosi: questa è un’esperienza che mi porto dentro anche dopo il campus». 

Come trascorrevate il pomeriggio? 

«Escursioni e visite. Siamo andati a Punta Giglio, abbiamo visitato il museo dell’ex colonia penale e il percorso tematico dedicato al Piccolo principe, l’immortale personaggio creato da Antoine de Saint-Exupéry. Abbiamo fatto molte passeggiate, una volta fino al promontorio da cui si vede l’isola Piana. L’ultimo giorno abbiamo esplorato le grotte di Nettuno. Tra un’attività e l’altra erano previsti dei momenti di rilassamento, come andare in spiaggia a fare un tuffo». 

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

«Ci siamo messi in gioco con i ragazzi e anche loro hanno fatto lo stesso. Abbiamo condiviso le attività, mentre di solito in comunità la differenza dei ruoli è evidente. Mi ha colpito l’effetto positivo della natura, degli spazi aperti, che hanno risvegliato in loro la voglia di fare. Il gruppo si è rafforzato. La sera si faceva il punto della giornata con gli altri colleghi: un’occasione per trarre ispirazione dalle loro osservazioni». 

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